Essere stranieri a noi stessi: riflessioni sulla xenofobia e l’incapacità di accogliere lo straniero e il diverso.

A cura di Rosalba Gerli

 

In “Violenza e colpa” (1963) lo psicoanalista Franco Fornari, osservava che il turbamento provocato nel lettore europeo dalle pagine dei  “Dannati della terra” scritto dallo psichiatra e filosofo francese Franz Fanon (1961)[1], deriva, non tanto dalla condanna, ormai scontata, nei riguardi del colonialismo, ma dal fatto che “ci sentiamo sotto accusa per la nostra cultura che ci ha portati al colonialismo, come se la parte migliore di noi, quella stessa per cui ci sentiamo solidali con Fanon, ci apparisse inautentica, come se tutto il nostro umanesimo fosse una semplice maschera per nascondere la nostra inclinazione a violentare l’Uomo” (pag. 21).